Tuesday, January 26, 2010

Facebook. Comunicazione sociale

Comunicazione sociale. I media non sanno quasi cosa sia. A parte qualche rarissimo spot e le sporadiche kermesse televisive salvacoscienza di Telethon e' impossibile vedere messaggi di utilità sociale o semplicemente di buona educazione civica. Spazio a chi paga, e l'educazione civica non paga, in euro. Meglio le docce del Grande Fratello e i suoi ipodotati concorrenti. Ci dicono che la gente vuole vedere quello. Pero' c'e' un canale mediatico che non sembra seguire le regole imposte da qualcuno. Internet e i suoi social network. Naturalmente si finisce a parlare di Facebook, quindi di contatti, di giochi online, di bacheche. Cosa centra FB con l'educazione civica? Teoricamente niente, ma in pratica i suoi utenti dicono di si nei fatti. In un momento di totale p(i)attume televisivo e di blocchi di notizie e comunicazioni monotematiche e accuratamente filtrate o per ideologia o per convenienza economica, il social network esprime in diretta e senza filtri il pensiero del singolo. Il singolo ha ad esempio 100 contatti che ne hanno a loro volta altri 100. E così via. Il meccanismo esponenziale e' gia stato definito virale. Risultato? La tanto temuta anarchia contro cui qualcuno ritiene di prendere provvedimenti di censura? No, tutt'altro. Il singolo che scrive quello che pensa sulla sua bacheca alla mercè di tutti i suoi amici e conoscenti ha riscoperto di avere un cuore e piuttosto che insulti diffonde messaggi sociali. Si si avete capito bene. Un esempio. I giornali riprendono un trafiletto in cui l'Associazione Italiana Persone Down richiede delle civilissime scuse agli ipodotati del Grande Fratello che hanno la pessima abitudine di utilizzare in maniera dispregiativa il termine mongoloide. La notizia rimarrebbe li nel suo angoletto, chi l'ha letta bene, chi non l'ha letta uguale. Invece no. Il singolo di Facebook l'ha letta e la sottolinea in un messaggino nella sua bacheca, chiedendo civilmente ai suoi contatti di diffonderla se ne sono rimasti colpiti. Ecco il piccolo miracolo di educazione civica. Come un piccolo virus la notizia comincia a girare, ed in maniera velocissima, tanto che capita presto che nello stesso momento la rilancino persone che tra loro non si conoscono di sicuro, indice appunto di diffusione virale. Il messaggio, più o meno significativo, ha comunque il risultato di diffondere una tematica e di provocare una riflessione, proprio grazie alla libertà di pensiero ed espressione del singolo. Gli esempi positivi sarebbero molti, certo non manca anche qualcosa di negativo, ma la libertà e la legge dei grandi numeri fanno da soli e con efficacia quello che nessun censore potrebbe mai nemmeno immaginare, emarginando il peggio nell’angolo buio in cui merita di stare.

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Monday, January 11, 2010

Sbandierata virtù

E’ passata l’epifania che, come noto, tutte le feste si porta via. Ed insieme alle feste si porta via le luminarie, le manifestazioni, i mercatini e gli alberelli. Tra questi a Milano, durante il periodo natalizio, ha fatto bella mostra di se un albero di natale di premiata virtù. In Largo Cairoli infatti, all’imbocco della pedonale via Dante, si trovava un alberello che ha fatto parlare di se non per le dimensioni, infinitamente ridotte rispetto al gigante di piazza del Duomo, ma per la sua ecosostenibilità. Alla base dell’albero infatti, erano distribuite in circolo alcune biciclette, per grandi e piccini, destinate a produrre ed accumulare l’energia elettrica necessaria a far brillare le lucine. In pratica i volenterosi cittadini hanno fatto la fila per inforcare il sellino e, pedalata dopo pedalata, ricaricare gli accumulatori che hanno garantito al nostro alberello di splendere gioioso. La lodevole iniziativa, anche per coloro che in queste gelide settimane hanno potuto riscaldarsi un po’ producendo energia, è stata sottolineta dai promotori che hanno snocciolato i dati sulla considerevole produzione in watt arrivata a quasi 500 Kwh. Fino a qui tutto bene, peccato che a 50 metri da tanta sbandierata virtù ecosostenibile, dall’altro lato di Largo Cairoli, in bella vista davanti al Castello Sforzesco, si trovi, ancora oggi, un altro albero di natale, almeno così è stato definito. L’opera, perché c’è la mano di un artista, quindi va chiamata così, è decisamente più imponente del nostro cicloalberello. Si tratta di un palo di circa 20 metri, vagamente somigliante a quelli delle pompe petrolifere, dalla cui sommità scendono degli archetti che giungendo alla base, rendono l’idea di un cono, o dicono appunto di un albero di natale. Le particolarità dell’oggetto sono due, la prima è che il palo centrale ruota velocemente su se stesso facendo girare la struttura, la seconda è che sugli archetti sono installati dele luci stroboscopiche che cambiando colore e posizione forniscono un continuo movimento di luci. Pubblicizzato come grande installazione futurista, l’opera sembra inquadrarsi tra la luminaria di un lunapark e l’equalizzatore di un’autoradio giapponese e sarebbe stata poco moderna anche tra le scenografie del celeberrimo film Blade Runner, che pur futuristico, ormai ha qualche decennio sulle spalle. Qui inoltre non pedala nessuno e la macchinosità della pesante struttura fa intuire che i watt risparmiati in tre settimane dal cicloalberello possano bastare per un paio di ore di rotazioni cibernetiche. Se a questo aggiungiamo che l’imponente struttura preclude parte della visuale sulla Torre del Filarete, quella si piacevolmente e discretamente illuminata a festa, ci chiediamo perché, tre giorni dopo l’ufficiale conclusione delle feste, sia ancora li a girare.

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