Monday, December 28, 2009

Quei crimini odiosi

Di cosa stiamo parlando? Cogne? Garlasco? Perugia? No, oggi niente gossip e niente rivelazioni sensazionali. Oggi restiamo vicini a casa. La popolazione invecchia, il progresso tecnologico e scientifico permette di raggiungere età venerande. Le trasmissioni televisive si adeguano, con palinsesti sempre più antichi. Ma non sono le sole. Purtroppo, nel buon nome della microcriminalità, si adegua anche una nutrita schiera di personaggi, che vive e opera nell’ombra. L’elenco sarebbe lungo, ma senza divagare troppo, ci concentriamo su quei piccoli (piccoli?) criminali che si dedicano professionalmente ad approfittare della buona fede altrui. Ieri uno di questi gentiluomini è stato arrestato dopo avere messo a segno una lunghissima sequenza di furti in abitazioni. La tecnica, collaudata ed efficace, consiste nello staccare i contatori dei condomini, inducendo gli inquilini, di solito anziani, tra i pochi ad essere in casa in pieno giorno, ad uscire sul pianerottolo, per capire quale sia il problema. A questo punto il nostro truffatore, fingendosi un tecnico dell’azienda elettrica, approfitta della situazione per entrare negli appartamenti e, tenendo impegnato il malcapitato davanti al quadro luci, si fa un bel giro della casa portandosi via risparmi, preziosi, portafogli. La luce ritorna e dopo un po’ la vittima si accorge di essere stato raggirato, truffato, derubato. La scoperta è spesso molto dolorosa, economicamente e psicologicamente. I verbi sono al presente, perché anche se questo è finito in galera, mille altri come lui sono sempre attivi con tecniche analoghe, vestiti da idraulici dopo aver staccato l’acqua, o con una bella cravatta pronti a fingersi vecchi amici di qualche nipote della vittima. I verbi sono al presente anche perché questo che è finito in galera, non ci resterà a lungo. Di questi crimini odiosi non si parla quasi mai, come se non esistessero, ma i numeri sono al contrario diffusissimi. Non se ne parla quasi mai, quindi sembra non ci sia bisogno di usare la mano pesante quando li si giudica. Purtroppo questi signori lavorano nell’ombra si, ma di solito non sono improvvisati. Le loro attività di piccoli (ancora?) criminali sono note e prolungate, ma non si riesce mai a buttare via la chiave della cella quando li si scopre. Furtarelli di lieve entità si dice, condanne commisurate alla lieve entità. Cinquanta, cento volte lieve entità? Trovate voi un modo lieve di dirlo alle vittime?

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Tuesday, December 22, 2009

Quando il rigore è a sinistra

L’Italia nella morsa del gelo, citano i quotidiani. Non molto originale ma comunque rende l’idea. Facendo una panoramica sulla situazione meteorologica, soprattutto nel nord, temperature polari e neve la fanno da padrone. Come sempre, non essendo in Finlandia, non si contano i disagi, sottostimati dai singoli, previsti da alcune amministrazioni comunali. Tra tutte, è suonato alto il monito del vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, che faceva un appello ai cittadini perché non prendessero le auto private vista la perturbazione nevosa in arrivo. Diceva, noi siamo pronti, c’è il sale, ci sono i mezzi, ci sono gli spalatori. I mezzi pubblici sono stati potenziati. Fino a qui tutto bene. Poi è arrivata la neve. Città nel caos e nuova dichiarazione del vicesindaco di centrodestra. Noi vi avevamo avvertiti, adesso non lamentatevi se passate la serata in auto mentre le metropolitane sono quasi vuote. Complimenti. Situazione parallela a Genova, dove il fenomeno anziché sotto forma di bianca neve natalizia si è presentato come una pioggia gelata, pericolosissima e capace di bloccare mezzi, treni, auto, marciapiedi. Anche qui si registra un intervento delle autorità comunali. Ma non a parole. La giunta, come nelle sue prerogative, ha emesso una bella ordinanza nero su bianco, che disponeva il divieto di circolazione ai mezzi privati. I disagi per il maltempo non sono mancati comunque nel capoluogo ligure, ma, per quanto possibile sono stati gestiti con maggiore efficacia. I fatti si commentano da soli. Da una parte un appello, nemmeno fossimo a “C’è Posta per te”, ovviamente disatteso dai più, dall’altra una precisa semplice e chiara ordinanza. Ma il rigore non era di destra?

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Crisi? Quale crisi?


Si moltiplicano in questi giorni di vigilia natalizia le notizie riguardanti la contrazione degli acquisti prenatalizi a causa della crisi. I trafiletti, dello stesso tenore di quelli che sottolineavano l’imminente crollo dell’industria automobilistica e di tutte le economie occidentali finiscono sempre con catastrofiche o per lo meno pessimistiche previsioni sull’uscita dalla spirale economica negativa che ci sta mettendo in ginocchio. Fino a qui quello che leggo. Decido allora di farmi un giro, perché sugli acquisti prenatalizi sono in ritardo, come sempre. Mi sono detto, con tutta la crisi che c’è non dovrebbe esserci il solito affollamento nelle vie del commercio di Milano. Sbagliato. Dopo dieci minuti sono in coda nel centralissimo Corso Vercelli, traboccante di negozi e, ahimè, di gente. Dopo 45 minuti sono ancora lì. Dopo più di un’ora riesco a parcheggiare la mia fuoriserie e mi lancio sulle vie dello shopping. Comincio a dubitare che i negozi siano così vuoti come avevo letto. Detto fatto i crocevia del regalo di natale sono così pieni che per ogni acquisto, selezionato con cura ma con rapidità, mi toccano più di venti minuti di coda alle casse. Non trovando tutto quello che cercavo, la soluzione rimasta è imboccare un vialone di periferia e visitare il luogo preferito delle gite fuori porta degli italiani. Il centro commerciale. Anche qui, se c’è crisi, non si percepisce. Lunga la ricerca del parcheggio. Tutt’altro che rilassante il passeggio tra un negozio e l’altro. Anche qui la fila alle casse è un’impresa. Al termine della mia giornata, stanco e spossato, mi ritiro nuovamente davanti al computer con l’idea di prenotarmi una breve vacanza di tre giorni sulle nevi dolomitiche. Un po’ tardi forse, ma tanto c’è crisi, vedrai che quest’anno saranno gli albergatori a corrermi dietro con offerte eccezionali. Sbagliato. Ricerca dopo ricerca, albergo dopo albergo, valle dopo valle il risultato è sempre dello stesso tenore. Mi dispiace tutto esaurito. Mi dispiace prendiamo prenotazioni per minimo una settimana. Mi dispiace è rimasta solo una stanza da 1.200 euro. A notte? A persona. Un tantino deluso, abbandono momentaneamente la mia ricerca, scoprendo su un giornale specializzato che le immatricolazioni auto sono salite del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Accidenti, questa si che è una sorpresa. Subito dopo mi chiama un amico, che tra una chiacchiera e l’altra mi dice che ha comprato il cellulare a sua figlia. Che per inciso ha 8 anni. Non ne è contento, ma, mi dice, sai non avevo scelta, tutti i suoi amici ce l’hanno già, se non glielo compravo mi diventava un’emarginata. Interessante teoria. Probabilmente ne capisco poco di economia, ma stasera vado a dormire poco convinto sull’argomento crisi. Forse sono come il personaggio sulla copertina di un vecchio disco di fine anni 70 chiamato appunto “Crisis? What Crisis?”, che si presentava in costume da bagno illuminato da un raggio di sole su una sdraio, circondato da cumuli di macerie in bianco e nero. Privilegiato? Inconsapevole? Forse lo sono, forse semplicemente ho la fortuna di essere ottimista. E di non avere le mani bucate.

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Monday, December 21, 2009

Ecopass 3.0

Anche il Natale 2009 è alle porte. Cosa troveranno sotto l’albero i milanesi? Risposta facilissima. Come nei due anni precedenti troveranno il piano antinquinamento del Comune di Milano, al secolo Ecopass, che grazie ad una sofisticata rete di sensori e telecamere presidia l’ingresso al centro della città. La novità delle ultime ore, che poi non è una novità, è che in seno alla maggioranza che regge le sorti del Sindaco vi sono numerose voci contrarie alla proroga del provvedimento per l’anno 2010. Ma quali sono le motivazioni per cui ci si dovrebbe contrapporre ad un tanto decantato ed efficiente sistema di tutela della salute pubblica, quale si sostiene sia l’Ecopass? Tanto per cominciare, partendo dalla contraddizione insita nel nome Ecopass, visto che si paga per inquinare, sembra che efficiente non lo sia proprio per niente. Numerosi studi sulla qualità dell’aria di Milano non fanno rilevare significativi miglioramenti nei livelli di inquinamento negli ultimi due anni. Certo nei primi mesi l’effetto novità e la preventivata confusione che segue un provvedimento importante avevano dato qualche discreto risultato, subito rilanciato in prima pagina dall’amministrazione comunale, ma la realtà dei fatti è che i miglioramenti sono scomparsi con grande velocità. E sono finiti i proclami. Quello che rimane sono bollettini inquietanti sull’incremento delle malattie respiratorie, promesse di consultazioni popolari e frequenti battibecchi politici tra maggioranza e opposizione o, appunto, tra maggioranza e maggioranza. Circa il programmato referendum a sostegno, l’unica certezza è che non si saprà mai quando verrà fatto, ma probabilmente la praticità dei milanesi è tale che prevarrà la tesi che se hanno eletto un consiglio comunale, è perché i politici facciano il loro lavoro e non facciano perdere altro tempo agli elettori. Il confronto politico invece appare in questa circostanza più di altre una partita a scacchi in cui ognuno cerca di non far mangiare la propria pedina. Tra gli argomenti centrali la fanno da padrone, come sempre nel belpaese, le deroghe. In particolare quella relativa al pagamento dell’autorizzazione ad inquinare da parte dei diesel euro 4. Senza indugiare in dettagli tecnici, basterebbe dire che la deroga doveva durare qualche mese dall’avvio del primo Ecopass 2008, ma proprio in queste ore si parla di continuare fino ad aprile 2010. Chiaramente bisogna individuare dei criteri di selezione, ma sarebbe più serio e convincente fare una lista di buoni e cattivi (motori inquinanti) e farla rispettare. Le deroghe, le deroghe alle deroghe e le deroghe alle deroghe delle deroghe fanno come minimo perdere credibilità. Ora in tutto questo parapiglia, nessuno prova a sottolineare che non è il Provvedimento Ecopass da mettere sul banco degli imputati, ma la sua stanca e inefficace gestione. Se il criterio è non far entrare in città i mezzi inquinanti, la cerchia di pagamento andrebbe allargata a confini ben più ampi, le deroghe non dovrebbero essere la regola e le statistiche sul traffico, gli incidenti e le polveri inquinanti regolarmente rese note, per poter giudicare con cognizione. In fondo non ci voleva un pool di scienziati per capire che limitare al traffico il centro non avrebbe dato alcun risultato in una metropoli come Milano, ma alle volte viene il dubbio che tutto questo fervore ambientalista, vedi anche la collocazione delle stazioni delle biciclette a noleggio, si limiti solo al salotto del centrocittà, lasciando il resto dei milanesi a guardare. E a pagare.

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Monday, December 14, 2009

Opposizione. Dove?

Poche ore fa a Milano il Presidente del Consiglio dei Ministri, al termine di un comizio nella centrale Piazza del Duomo, è stato violentemente colpito al volto da una statuetta lanciatagli a distanza ravvicinata, riportando alcune lesioni. L’aggressore è stato identificato e fermato dalle Forze dell’Ordine, che lo hanno sottratto all’animata reazione dei presenti. Tralasciando l’autore del gesto, di chi sono le responsabilità in un fatto del genere? Di sicuro di molti, da una parte e dall'altra. Passiamo oltre i deliranti commenti di alcuni personaggi che possiamo definire con molta benevolenza politicamente miopi, e diamo un'occhiata indietro. Analizzando sommariamente il contenzioso politico degli ultimi diciassette anni la straripante presenza del Presidente del Consiglio non la scopriamo certo ora, ma tanta abbondanza non puo non far pensare che nello stesso periodo sia mancato qualcosa. Cosa? L'opposizione democratica. E intendiamoci bene, non che non esistesse fisicamente, ma di fatto dov'era? In diciassette anni pur cambiando nome, frontman e pulmino, il gruppo di attori politici era sempre lo stesso. Sono anche riusciti a governare. Due volte e per complessivi sette anni. Opposizione al governo. Eletta democraticamente. La prima volta vantavano anche un ex magistrato ai lavori pubblici. Che occasione di cambiare le regole di un certo sistema Italia. Sprecata. La seconda volta, ottimo, pronti via, adesso si cambia musica. Invece no. Litigi, inerzia, mancanza di contenuti? Un anno e mezzo e il governo dell'opposizione cade. Di nuovo. E torna Berlusconi. Ma allora la colpa di chi è? Senza entrare nel merito delle attivita più o meno gradite di chi, sempre democraticamente eletto, fa naturalmente la sua politica, la politica che vuole, ci chiediamo cosa hanno fatto in diciassette anni i partiti di opposizione, molto impegnati a fare congressi, dichiarazioni roboanti, ospitate televisive, ma molto spesso distratti quando era importante essere seduti in parlamento e democraticamente bocciare eventuali inopportuni provvedimenti del governo. Più di una volta è successo che nel mezzo di battaglie mediatiche su questo e quel Decreto, l’opposizione non fosse poi compatta e concentrata a far valere nella sede istituzionale le proprie legittime ragioni. La democrazia non e' una grazia ricevuta. E' uno strumento importante con le sue regole da sfruttare per far funzionare pacificamente le cose. E non e' molto diffusa al mondo. Non sprechiamola in chiacchiere e slogan. O peggio.

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Tuesday, December 1, 2009

LA NUOVA LEGALITÀ.

Il tribunale del Riesame di Napoli ha respinto la richiesta di scarcerazione di una giovane rom arrestata in flagranza mentre tentava di rapire un neonato e per questo già condannata in primo e secondo grado. L’avvocato della giovane, che per inciso si trova in una comunità e non nell’ultima cella di isolamento della Bastiglia, ha argomentato che in queste condizioni la sua assistita non è in grado di stare vicino al proprio figlio, che vive nel campo nomadi di provenienza. Il motivo per cui questa vicenda è finito in prima pagina non è ne il rapimento del neonato, né quello che successe dopo, ovvero l’incendio del campo nomadi da parte della popolazione del paese, né il diniego di scarcerazione. Il punto in questione sono le motivazioni della sentenza dei giudici che hanno riespinto l’istanza. Tra i dettagli tecnici, come la condanna confermata in appello ed il ritenuto pericolo di reiterazione del reato, i Giudici del Riesame si sono permessi di aggiungere che la giovane “è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura Rom che per comune esperienza determina nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole, rendendo più che probabile il ripetersi di analoghe condotte criminose”. Apriti cielo. Ancora una volta la scoperta dell’acqua calda scatena la bagarre. Ci sono argomenti, temi e situazioni che tutti conoscono, ma che è vietato citare. Men che meno in una sentenza. Meglio emarginare un campo nomadi e tutti i suoi problemi in un angoletto nascosto, o meglio, invisibile. Lontano dagli occhi lontano dal cuore, si dice. In questo caso il rapimento di un neonato, reato tanto odioso da meritare pene sicure e durature va in secondo piano dietro i diritti della povera rapitrice. La sentenza, sbilanciandosi pericolosamante in considerazioni culturali, ha proprio per questo il pregio di accendere una luce su un problema che va oltre lo specifico, ma ne fa comunque pienamente parte: il mancato rispetto delle regole di queste comunità per radicata cultura. Uno dei motivi cardine per cui la giovane e altre mille come lei sono ripetutamente note agli albi giudiziari, è la cultura della illegalità che, insita nell’ambiente familiare in cui crescono e vivono, diventa per forza la regola, la nuova legalità, la loro. Infiniti sono gli esempi in tal senso, dall’autonomo smaltimento di rifiuti pericolosi incendiati all’interno dei campi all’elevato assenteismo dagli obblighi scolastici, dal numero infinito di piccoli reati subiti da chi lavora e vive nelle adiacenze di un campo alla reiterazione incessante fin dalla tenera età di borseggi e furti di abitazione. Questi sono fatti e non opinioni. Fatti sgradevoli da sentire perché è più facile ignorare un problema che trovare una soluzione, ma intanto l’unico favore che si può fare ad una giovane minorenne cresciuta pensando che tutto questo sia normale è tenercela lontana, a maggior ragione se a seguito di una provata condanna. Scorretto? Forse a parole, ma magari una su mille tra dieci anni ringrazierà di aver potuto scegliere.

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