COME GALLI DA COMBATTIMENTO
L’equilibrata e civile Svizzera ha votato. No alla costruzione di nuovi minareti. Risultato atteso o inatteso che fosse, ha in ogni caso dato fuoco ovunque alle polveri della polemica. Religiosa? Politica? Sociale? Difficilissimo distinguere su un argomento come questo. Non potendo allora dare una classificazione alla polemica, potremmo evidenziare il denominatore comune alle tre categorie. Ovvero la polemica stessa, a prescindere dall’origine, a prescindere dal tema, a prescindere persino dalla natura dei contendenti. Possibile? Sembra proprio di si. Ogni evento, ogni avvenimento, trova spazio più in funzione del contradditorio che ne deriva che non in funzione del tema stesso. Poco importa se i fatti derivano da una semplice presa di posizione o dalla promulgazione di una nuova legge. Ciò che conta è il clamore suscitato, che a seconda può arrivare da una discussione in un bar ad una interpellanza parlamentare. Si tira su un bel muro tra amici e nemici, favorevoli e contrari, bianchi e neri, guelfi e ghibellini e via, si parte. Arrivano titoli che si ripetono per giorni e giorni, interminabili trasmissioni televisive piene di esperti, ulteriori polemiche. Come in un gigantesco salotto tutti discutono di tutto con leggerezza e convinzione come se stessero argomentando su un rigore negato. Proprio un vecchio adagio calcistico suggeriva che siamo tutti allenatori della nazionale. Lo stesso adagio ha ormai superato i bar sport e le tribune degli stadi e viaggia veloce sulle connessioni Internet, nei televisori al plasma, raggiunge e coinvolge tutto e tutti, cronaca nera, scandali sessuali, scelte religiose. Come una moneta in un gigantesco jukebox l’argomento della settimana fa partire la canzone e tutti se la suonano e se la cantano fino al prossimo brano. Poi la traccia finisce e ne comincia un’altra. Ma mentre il disco gira dalla traccia non esce nessuno. Forse chi mette la moneta si diverte un mondo. O forse è semplicemente soddisfatto che tutti siano costantemente impegnati a darsele di santa ragione, se va bene solo a parole, se va male come galli da combattimento. Chi vince sta sempre a guardare. Da fuori.
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