Tuesday, December 1, 2009

LA NUOVA LEGALITÀ.

Il tribunale del Riesame di Napoli ha respinto la richiesta di scarcerazione di una giovane rom arrestata in flagranza mentre tentava di rapire un neonato e per questo già condannata in primo e secondo grado. L’avvocato della giovane, che per inciso si trova in una comunità e non nell’ultima cella di isolamento della Bastiglia, ha argomentato che in queste condizioni la sua assistita non è in grado di stare vicino al proprio figlio, che vive nel campo nomadi di provenienza. Il motivo per cui questa vicenda è finito in prima pagina non è ne il rapimento del neonato, né quello che successe dopo, ovvero l’incendio del campo nomadi da parte della popolazione del paese, né il diniego di scarcerazione. Il punto in questione sono le motivazioni della sentenza dei giudici che hanno riespinto l’istanza. Tra i dettagli tecnici, come la condanna confermata in appello ed il ritenuto pericolo di reiterazione del reato, i Giudici del Riesame si sono permessi di aggiungere che la giovane “è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura Rom che per comune esperienza determina nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole, rendendo più che probabile il ripetersi di analoghe condotte criminose”. Apriti cielo. Ancora una volta la scoperta dell’acqua calda scatena la bagarre. Ci sono argomenti, temi e situazioni che tutti conoscono, ma che è vietato citare. Men che meno in una sentenza. Meglio emarginare un campo nomadi e tutti i suoi problemi in un angoletto nascosto, o meglio, invisibile. Lontano dagli occhi lontano dal cuore, si dice. In questo caso il rapimento di un neonato, reato tanto odioso da meritare pene sicure e durature va in secondo piano dietro i diritti della povera rapitrice. La sentenza, sbilanciandosi pericolosamante in considerazioni culturali, ha proprio per questo il pregio di accendere una luce su un problema che va oltre lo specifico, ma ne fa comunque pienamente parte: il mancato rispetto delle regole di queste comunità per radicata cultura. Uno dei motivi cardine per cui la giovane e altre mille come lei sono ripetutamente note agli albi giudiziari, è la cultura della illegalità che, insita nell’ambiente familiare in cui crescono e vivono, diventa per forza la regola, la nuova legalità, la loro. Infiniti sono gli esempi in tal senso, dall’autonomo smaltimento di rifiuti pericolosi incendiati all’interno dei campi all’elevato assenteismo dagli obblighi scolastici, dal numero infinito di piccoli reati subiti da chi lavora e vive nelle adiacenze di un campo alla reiterazione incessante fin dalla tenera età di borseggi e furti di abitazione. Questi sono fatti e non opinioni. Fatti sgradevoli da sentire perché è più facile ignorare un problema che trovare una soluzione, ma intanto l’unico favore che si può fare ad una giovane minorenne cresciuta pensando che tutto questo sia normale è tenercela lontana, a maggior ragione se a seguito di una provata condanna. Scorretto? Forse a parole, ma magari una su mille tra dieci anni ringrazierà di aver potuto scegliere.

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