Tuesday, December 22, 2009

Crisi? Quale crisi?


Si moltiplicano in questi giorni di vigilia natalizia le notizie riguardanti la contrazione degli acquisti prenatalizi a causa della crisi. I trafiletti, dello stesso tenore di quelli che sottolineavano l’imminente crollo dell’industria automobilistica e di tutte le economie occidentali finiscono sempre con catastrofiche o per lo meno pessimistiche previsioni sull’uscita dalla spirale economica negativa che ci sta mettendo in ginocchio. Fino a qui quello che leggo. Decido allora di farmi un giro, perché sugli acquisti prenatalizi sono in ritardo, come sempre. Mi sono detto, con tutta la crisi che c’è non dovrebbe esserci il solito affollamento nelle vie del commercio di Milano. Sbagliato. Dopo dieci minuti sono in coda nel centralissimo Corso Vercelli, traboccante di negozi e, ahimè, di gente. Dopo 45 minuti sono ancora lì. Dopo più di un’ora riesco a parcheggiare la mia fuoriserie e mi lancio sulle vie dello shopping. Comincio a dubitare che i negozi siano così vuoti come avevo letto. Detto fatto i crocevia del regalo di natale sono così pieni che per ogni acquisto, selezionato con cura ma con rapidità, mi toccano più di venti minuti di coda alle casse. Non trovando tutto quello che cercavo, la soluzione rimasta è imboccare un vialone di periferia e visitare il luogo preferito delle gite fuori porta degli italiani. Il centro commerciale. Anche qui, se c’è crisi, non si percepisce. Lunga la ricerca del parcheggio. Tutt’altro che rilassante il passeggio tra un negozio e l’altro. Anche qui la fila alle casse è un’impresa. Al termine della mia giornata, stanco e spossato, mi ritiro nuovamente davanti al computer con l’idea di prenotarmi una breve vacanza di tre giorni sulle nevi dolomitiche. Un po’ tardi forse, ma tanto c’è crisi, vedrai che quest’anno saranno gli albergatori a corrermi dietro con offerte eccezionali. Sbagliato. Ricerca dopo ricerca, albergo dopo albergo, valle dopo valle il risultato è sempre dello stesso tenore. Mi dispiace tutto esaurito. Mi dispiace prendiamo prenotazioni per minimo una settimana. Mi dispiace è rimasta solo una stanza da 1.200 euro. A notte? A persona. Un tantino deluso, abbandono momentaneamente la mia ricerca, scoprendo su un giornale specializzato che le immatricolazioni auto sono salite del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Accidenti, questa si che è una sorpresa. Subito dopo mi chiama un amico, che tra una chiacchiera e l’altra mi dice che ha comprato il cellulare a sua figlia. Che per inciso ha 8 anni. Non ne è contento, ma, mi dice, sai non avevo scelta, tutti i suoi amici ce l’hanno già, se non glielo compravo mi diventava un’emarginata. Interessante teoria. Probabilmente ne capisco poco di economia, ma stasera vado a dormire poco convinto sull’argomento crisi. Forse sono come il personaggio sulla copertina di un vecchio disco di fine anni 70 chiamato appunto “Crisis? What Crisis?”, che si presentava in costume da bagno illuminato da un raggio di sole su una sdraio, circondato da cumuli di macerie in bianco e nero. Privilegiato? Inconsapevole? Forse lo sono, forse semplicemente ho la fortuna di essere ottimista. E di non avere le mani bucate.

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