PIERO
Ciao, io mi chiamo Piero. Veramente Piero non è il mio nome ma in cantiere il mio nome non riusciva a pronunciarlo nessuno. Così mi chiamano tutti Piero. Sono in italia da 5 anni, giorno più giorno meno. Sono arrivato in barca. Il resto potete immaginarvelo. Ho imparato a fare il muratore, sempre in nero si intende, a uno come me il lavoro, quello vero, non lo da nessuno. Però fino a poco tempo fa c’era da fare e non ci si poteva lamentare. Adesso c’è la crisi, dicono, e non mi chiamano più. In cinque anni non ho mai avuto problemi, mai un furto, lontano da droghe e giardinetti. Mai un problema, io sono una brava persona sai, ho una famiglia oltre il mare. Ieri però mi hanno fermato, mi hanno detto che non andava bene, che non avevo i documenti. Non è bello quando ti fermano. Al mio paese quando ti fermano sono dolori. E non è un modo di dire. Ieri però sono stati gentili, dicono che lo sanno che in questi anni non ho mai fatto niente di male. Però mi hanno tenuto li tutto il pomeriggio, mi hanno preso le impronte e dopo qualche ora che aspettavo mi hanno fatto vedere una carta e mi hanno detto che mi portavano in carcere. Io mi sono spaventato. Al mio paese quando ti portano in carcere sono dolori. E anche li non è un modo di dire. Ho detto che non ho fatto niente di male, ma niente mi ci hanno portato lo stesso. Hanno detto di stare tranquillo perché sarebbe stato veloce. Io ieri non ho capito bene. Comunque ho passato una notte in carcere. C’era tanta gente li. Tanti come me, altri avevano la faccia più cattiva. Però sono stati gentili anche li. Stamattina ci hanno messi tutti su un pullmann con le finestre piccole piccole e i vetri grossi grossi e ci hanno portati nel palazzo della giustizia. Li ci hanno messo in una grossa gabbia e c’era un giudice e tante altre persone con delle strane toghe nere. Uno si è avvicinato e mi ha chiesto se avevo un avvocato, io gli ho fatto vedere un foglio che mi avevano dato ieri. C’era un avvocato scritto, ma oggi non era venuto. Allora mi ha dato un bigliettino da visita e mi ha fatto firmare un’altra carta. Ha detto che ci pensava lui. Io non ho capito bene. Siamo stati li tutta la mattina poi mi hanno fatto uscire dalla gabbia e ho parlato con il giudice. Abbiamo parlato un po’, poi ha parlato anche il tipo che mi ha dato il bigliettino. Ha detto che chiedeva i termini di difesa. Io non lo so cosa vuol dire, comunque il giudice ha risposto che devo tornare tra due mesi. Io mi sono spaventato di nuovo perché non volevo stare due mesi nel carcere. Poi mi hanno fatto firmare un’altra carta e mi hanno detto che potevo uscire. Io sono uscito però non ho capito bene, ho parlato un attimo con quel tipo, quello del biglietto da visita, ha detto di stare tranquillo che ci pensava lui. Io non ci ho capito quasi niente ma quelli di ieri avevano ragione. È stata una cosa veloce. Fuori è una bella giornata.
Labels: settedue live

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