Wednesday, March 3, 2010

Ai confini della realtà

Chiuso in questi giorni il tratto della pista ciclabile del Naviglio Grande che va da Turbigo a Cassinetta di Lugagnano. Nel 2002 un incidente ciclistico tra una signora ed una comitiva di ragazzini, si concluse con la morte della prima, caduta nelle acque del canale, ripescata quasi due chilometri a valle e deceduta di fatto un anno dopo, senza mai essere uscita dal coma in cui versava. L’accaduto ha portato ad un inchiesta giudiziaria che, oltre a stabilire l’entità del risarcimento del danno ai parenti della vittima, ha sottolineato le responsabilità civile dell’ente gestore di quel tratto di pista ciclabile, nello specifico il Parco Ticino. La conseguenza di questa attribuzione di responsabilità, motivata dalla Corte con la scarsa sicurezza di quel tratto di pista ciclabile, mancante di parapetto e adiacente ad un argine molto scosceso, ha indotto i responsabili dell’ente a chiudere al traffico pedonale e ciclabile il tratto, tra le proteste di migliaia di utenti. Il preventivo per la messa in sicurezza dell’argine con la costruzione di un parapetto si aggira intorno ai cinque milioni di euro. In linea teorica non fa una piega, ma l’andare a cavillare sulla messa in sicurezza di un naviglio costruito otto secoli fa, potrebbe avere la ingestibile e paradossale conseguenza di dover mettere in sicurezza l’intero pianeta terracqueo. Se infatti il medesimo criterio di responsabilità venisse esteso con lo stesso metro di giudizio ad ogni marciapiede, pista ciclabile o carreggiata, dovremmo probabilmente montare parapetti (imbottiti) sulle roggie e i sentieri di montagna, o foderare di gomma i guard rail. Non risulta al contrario che in tratti interessati statisticamente da vere e proprie ecatombi ci sia la stessa solerzia nell’indurre gli enti responsabili a prendere provvedimenti. Non è possibile sapere quando il tratto interessato verrà riaperto, anche perché oltre al reperimento degli ingenti fondi, bisognerà stabilire come procedere, trattandosi come detto di tratti di rilevanza storica. In attesa di una celere soluzione, si consiglia di andare a pedalare da un’altra parte per i prossimi dieci anni.

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Regole? No grazie, siamo italiani

Prendiamolo come un piccolo test. Senza valutazione, ci mancherebbe, tanto si sa già il risultato. A Roma e a Milano le liste per le elezioni regionali del PDL e di Emma Bonino hanno avuto un piccolo intoppo burocratico, almeno cosi dicono. Nei fatti, per un motivo o per l'altro, quindi per disattenzione, dilettantismo, dolo o chissà cos'altro, non sono state accettate le liste per le prossime elezioni regionali. A Roma si parla di ritardo nella presentazione. A Milano di irregolarità formale in parte delle firme depositate. In pratica, tutti fuori. Per ora. Si susseguono gli appelli al Presidente della Repubblica perché la burocrazia non fermi la democrazia. Nel caos della situazione, il fatto che anche ai vertici del paese qualcuno si sia accorto dei problemi che può dare la nostra complicatissima burocrazia può anche essere una notizia positiva. Di contro, il fatto che quando a combattere e a capitolare contro la burocrazia sia il comune cittadino non interessa a nessuno è molto meno positivo. Come detto, probabilmente si sa come andrà a finire. Un Decreto Legge, una deroga, una sentenza di qualche genere e tutto andrà a posto. La situazione è oggi, e sicuramente sarà domani, la cartina di tornasole di un paese dove le normative, numerose e complicate più di ogni altro Stato in Europa, vengono regolarmente eluse, aggirate, condonate, scavalcate, in pratica ignorate. Questa e' l'unica regola certa.

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Thursday, February 18, 2010

Salviamo la ricerca

La tematica è quanto mai di attualità. Da anni periodicamente si torna a parlare di fondi negati alla ricerca, di fuga di cervelli all’estero, di mancanza di opportunità per i giovani ricercatori. E qui si tratta di politica e della miope necessità di tagliare indiscriminatamente fondi senza fare due calcoli su quale potrà essere l’utilità un domani anche in termini economici di determinate scoperte e progressi scientifici. Periodicamente però sembra anche che qualcuno di questi ricercatori agisca di proposito per giustificare l’indifferenza di chi li deve sostenere. L’ultimo episodio è di questi giorni e porta alla ribalta delle cronache una ricerca condotta in Irlanda del Nord da un esimio professore di psicologia. I suoi risultati dimostrerebbero che da un’analisi della popolazione italiana emergerebbe un quoziente di intelligenza mediamente più elevato nelle regioni settentrionali a confronto con quelle meridionali. In particolare secondo i suoi studi i più intelligenti sarebbero gli abitanti del Friuli. La ricerca motiva le sue sensazionali risultanze scientifiche con le differenti e ripetute colonizzazioni e commistioni tra europei e nordafricani succedutisi nelle regioni del sud, che avrebbero condotto ad una minore qualità dei geni che sovrintendono all’intelligenza del singolo. Bene. Tralasciamo i commenti sulle basi storiche da cui parte il nostro professore, come se al nord Italia non fossero mai passati i diversi gruppi etnici che periodicamente sono andati a mettere a ferro e fuoco la penisola o come se si volesse dimenticare la varietà di popoli che animava ad esempio un certo Impero Romano. Possiamo pure capire come più di un secolo fa Cesare Lombroso, con i relativi strumenti di cui disponeva, potesse aver sviluppato le sue teorie sulle caratteristiche fisiologiche dei criminali, ma nel 2010 il fatto che qualcuno venga pagato per studiare e pubblicare una teoria che generalizza e confronta così banalmente i quozienti intellettivi di intere regioni lascia un attimo perplessi. Purtroppo il professore irlandese è in buona compagnia. Celebri studi hanno stabilito che le mucche che hanno un nome proprio producono più latte, che in una rissa in pub è meglio essere colpiti da una bottiglia di birra vuota che da una bottiglia di birra piena, che i rifiuti domestici possono essere ridotti del 90% grazie all’apporto di batteri prelevati dalle feci di un panda gigante. Il metronomo oscilla pericolosamente tra l’ovvietà e l’inutilità. Salviamo la ricerca. Ma non proprio tutta magari.

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Tuesday, February 16, 2010

Cambiare prospettiva

Ieri sera ho cambiato musica. Ho acceso il mio lettore mp3 e come spesso capita quando decidi di mettere su un disco o un film. stavo per indugiare sulla scelta di questo o quell’artista o di questa o quella canzone, tra le oltre 30mila presenti. Come sempre, tra tanta abbondanza, come un allenatore che ha troppi bravi giocatori, l’imbarazzo della scelta stava per prendere il sopravvento, finendo inesorabilmente con il rifugiarsi in qualcosa di noto, sicuro, rassicurante e, probabilmente già sentito troppe volte. Ieri sera no. Una rapida occhiata al menu e anziché scorrere classicamente la lista di artisti per decidere se buttarmi sull’energia degli U2 o le ballate dei REM, tanto per fare un esempio, ho cambiato metodo. Ho scelto il menu dei brani, e senza perder tempo ho scelto una lettera, la B. Senza un particolare motivo. Dopo qualche secondo di scorrimento mi sono fermato sul primo brano che mi ispirava, Bad Obsession dei Guns ‘n’ Roses, concedendomi l’unica scelta consapevole della serata. Collegato il lettore allo stereo (io lo chiamo ancora così, sono degli anni settanta) senza telecomandi o altre diavolerie, mi sono fatto sorprendere dall’ordine alfabetico, ovviamente convinto che in pochi minuti avrei rimesso mano al menu per cambiare qualcosa. Invece no. Nelle due ore successive la sequenza eterogenea dei brani e degli artisti non ha lasciato spazio a ripensamenti. Nota dopo nota, partendo dall’Hard Rock, passando dalla canzone italiana a pezzi di Jazzfusion americani, ho riscoperto musica che non sentivo da anni o che addirittura non avevo proprio mai sentito. L’esperienza è stata quanto mai rilassante. Come l’immenso database di una radio, ma senza obblighi editoriali o senza deejay chiusi nella propria categoria, il piccolo lettore mp3 come un vocabolario ha messo in fila tutto e tutti, senza pensieri, senza distinzione di metrica, di lingua, di ritmo, di colore. La nuova prospettiva ha ridato senso a questo piccolo box ipertecnologico, uno dei tanti contenitori in cui giorno dopo giorno si buttano tante cose che dopo un po’ non ci si ricorda nemmeno di avere o del motivo per cui ce le abbiamo messe. Ogni tanto cambiare funziona. E non poco.

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Tuesday, January 26, 2010

Facebook. Comunicazione sociale

Comunicazione sociale. I media non sanno quasi cosa sia. A parte qualche rarissimo spot e le sporadiche kermesse televisive salvacoscienza di Telethon e' impossibile vedere messaggi di utilità sociale o semplicemente di buona educazione civica. Spazio a chi paga, e l'educazione civica non paga, in euro. Meglio le docce del Grande Fratello e i suoi ipodotati concorrenti. Ci dicono che la gente vuole vedere quello. Pero' c'e' un canale mediatico che non sembra seguire le regole imposte da qualcuno. Internet e i suoi social network. Naturalmente si finisce a parlare di Facebook, quindi di contatti, di giochi online, di bacheche. Cosa centra FB con l'educazione civica? Teoricamente niente, ma in pratica i suoi utenti dicono di si nei fatti. In un momento di totale p(i)attume televisivo e di blocchi di notizie e comunicazioni monotematiche e accuratamente filtrate o per ideologia o per convenienza economica, il social network esprime in diretta e senza filtri il pensiero del singolo. Il singolo ha ad esempio 100 contatti che ne hanno a loro volta altri 100. E così via. Il meccanismo esponenziale e' gia stato definito virale. Risultato? La tanto temuta anarchia contro cui qualcuno ritiene di prendere provvedimenti di censura? No, tutt'altro. Il singolo che scrive quello che pensa sulla sua bacheca alla mercè di tutti i suoi amici e conoscenti ha riscoperto di avere un cuore e piuttosto che insulti diffonde messaggi sociali. Si si avete capito bene. Un esempio. I giornali riprendono un trafiletto in cui l'Associazione Italiana Persone Down richiede delle civilissime scuse agli ipodotati del Grande Fratello che hanno la pessima abitudine di utilizzare in maniera dispregiativa il termine mongoloide. La notizia rimarrebbe li nel suo angoletto, chi l'ha letta bene, chi non l'ha letta uguale. Invece no. Il singolo di Facebook l'ha letta e la sottolinea in un messaggino nella sua bacheca, chiedendo civilmente ai suoi contatti di diffonderla se ne sono rimasti colpiti. Ecco il piccolo miracolo di educazione civica. Come un piccolo virus la notizia comincia a girare, ed in maniera velocissima, tanto che capita presto che nello stesso momento la rilancino persone che tra loro non si conoscono di sicuro, indice appunto di diffusione virale. Il messaggio, più o meno significativo, ha comunque il risultato di diffondere una tematica e di provocare una riflessione, proprio grazie alla libertà di pensiero ed espressione del singolo. Gli esempi positivi sarebbero molti, certo non manca anche qualcosa di negativo, ma la libertà e la legge dei grandi numeri fanno da soli e con efficacia quello che nessun censore potrebbe mai nemmeno immaginare, emarginando il peggio nell’angolo buio in cui merita di stare.

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Monday, January 11, 2010

Sbandierata virtù

E’ passata l’epifania che, come noto, tutte le feste si porta via. Ed insieme alle feste si porta via le luminarie, le manifestazioni, i mercatini e gli alberelli. Tra questi a Milano, durante il periodo natalizio, ha fatto bella mostra di se un albero di natale di premiata virtù. In Largo Cairoli infatti, all’imbocco della pedonale via Dante, si trovava un alberello che ha fatto parlare di se non per le dimensioni, infinitamente ridotte rispetto al gigante di piazza del Duomo, ma per la sua ecosostenibilità. Alla base dell’albero infatti, erano distribuite in circolo alcune biciclette, per grandi e piccini, destinate a produrre ed accumulare l’energia elettrica necessaria a far brillare le lucine. In pratica i volenterosi cittadini hanno fatto la fila per inforcare il sellino e, pedalata dopo pedalata, ricaricare gli accumulatori che hanno garantito al nostro alberello di splendere gioioso. La lodevole iniziativa, anche per coloro che in queste gelide settimane hanno potuto riscaldarsi un po’ producendo energia, è stata sottolineta dai promotori che hanno snocciolato i dati sulla considerevole produzione in watt arrivata a quasi 500 Kwh. Fino a qui tutto bene, peccato che a 50 metri da tanta sbandierata virtù ecosostenibile, dall’altro lato di Largo Cairoli, in bella vista davanti al Castello Sforzesco, si trovi, ancora oggi, un altro albero di natale, almeno così è stato definito. L’opera, perché c’è la mano di un artista, quindi va chiamata così, è decisamente più imponente del nostro cicloalberello. Si tratta di un palo di circa 20 metri, vagamente somigliante a quelli delle pompe petrolifere, dalla cui sommità scendono degli archetti che giungendo alla base, rendono l’idea di un cono, o dicono appunto di un albero di natale. Le particolarità dell’oggetto sono due, la prima è che il palo centrale ruota velocemente su se stesso facendo girare la struttura, la seconda è che sugli archetti sono installati dele luci stroboscopiche che cambiando colore e posizione forniscono un continuo movimento di luci. Pubblicizzato come grande installazione futurista, l’opera sembra inquadrarsi tra la luminaria di un lunapark e l’equalizzatore di un’autoradio giapponese e sarebbe stata poco moderna anche tra le scenografie del celeberrimo film Blade Runner, che pur futuristico, ormai ha qualche decennio sulle spalle. Qui inoltre non pedala nessuno e la macchinosità della pesante struttura fa intuire che i watt risparmiati in tre settimane dal cicloalberello possano bastare per un paio di ore di rotazioni cibernetiche. Se a questo aggiungiamo che l’imponente struttura preclude parte della visuale sulla Torre del Filarete, quella si piacevolmente e discretamente illuminata a festa, ci chiediamo perché, tre giorni dopo l’ufficiale conclusione delle feste, sia ancora li a girare.

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Monday, December 28, 2009

Quei crimini odiosi

Di cosa stiamo parlando? Cogne? Garlasco? Perugia? No, oggi niente gossip e niente rivelazioni sensazionali. Oggi restiamo vicini a casa. La popolazione invecchia, il progresso tecnologico e scientifico permette di raggiungere età venerande. Le trasmissioni televisive si adeguano, con palinsesti sempre più antichi. Ma non sono le sole. Purtroppo, nel buon nome della microcriminalità, si adegua anche una nutrita schiera di personaggi, che vive e opera nell’ombra. L’elenco sarebbe lungo, ma senza divagare troppo, ci concentriamo su quei piccoli (piccoli?) criminali che si dedicano professionalmente ad approfittare della buona fede altrui. Ieri uno di questi gentiluomini è stato arrestato dopo avere messo a segno una lunghissima sequenza di furti in abitazioni. La tecnica, collaudata ed efficace, consiste nello staccare i contatori dei condomini, inducendo gli inquilini, di solito anziani, tra i pochi ad essere in casa in pieno giorno, ad uscire sul pianerottolo, per capire quale sia il problema. A questo punto il nostro truffatore, fingendosi un tecnico dell’azienda elettrica, approfitta della situazione per entrare negli appartamenti e, tenendo impegnato il malcapitato davanti al quadro luci, si fa un bel giro della casa portandosi via risparmi, preziosi, portafogli. La luce ritorna e dopo un po’ la vittima si accorge di essere stato raggirato, truffato, derubato. La scoperta è spesso molto dolorosa, economicamente e psicologicamente. I verbi sono al presente, perché anche se questo è finito in galera, mille altri come lui sono sempre attivi con tecniche analoghe, vestiti da idraulici dopo aver staccato l’acqua, o con una bella cravatta pronti a fingersi vecchi amici di qualche nipote della vittima. I verbi sono al presente anche perché questo che è finito in galera, non ci resterà a lungo. Di questi crimini odiosi non si parla quasi mai, come se non esistessero, ma i numeri sono al contrario diffusissimi. Non se ne parla quasi mai, quindi sembra non ci sia bisogno di usare la mano pesante quando li si giudica. Purtroppo questi signori lavorano nell’ombra si, ma di solito non sono improvvisati. Le loro attività di piccoli (ancora?) criminali sono note e prolungate, ma non si riesce mai a buttare via la chiave della cella quando li si scopre. Furtarelli di lieve entità si dice, condanne commisurate alla lieve entità. Cinquanta, cento volte lieve entità? Trovate voi un modo lieve di dirlo alle vittime?

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