E’ passata l’epifania che, come noto, tutte le feste si porta via. Ed insieme alle feste si porta via le luminarie, le manifestazioni, i mercatini e gli alberelli. Tra questi a Milano, durante il periodo natalizio, ha fatto bella mostra di se un albero di natale di premiata virtù. In Largo Cairoli infatti, all’imbocco della pedonale via Dante, si trovava un alberello che ha fatto parlare di se non per le dimensioni, infinitamente ridotte rispetto al gigante di piazza del Duomo, ma per la sua ecosostenibilità. Alla base dell’albero infatti, erano distribuite in circolo alcune biciclette, per grandi e piccini, destinate a produrre ed accumulare l’energia elettrica necessaria a far brillare le lucine. In pratica i volenterosi cittadini hanno fatto la fila per inforcare il sellino e, pedalata dopo pedalata, ricaricare gli accumulatori che hanno garantito al nostro alberello di splendere gioioso. La lodevole iniziativa, anche per coloro che in queste gelide settimane hanno potuto riscaldarsi un po’ producendo energia, è stata sottolineta dai promotori che hanno snocciolato i dati sulla considerevole produzione in watt arrivata a quasi 500 Kwh. Fino a qui tutto bene, peccato che a 50 metri da tanta sbandierata virtù ecosostenibile, dall’altro lato di Largo Cairoli, in bella vista davanti al Castello Sforzesco, si trovi, ancora oggi, un altro albero di natale, almeno così è stato definito. L’opera, perché c’è la mano di un artista, quindi va chiamata così, è decisamente più imponente del nostro cicloalberello. Si tratta di un palo di circa 20 metri, vagamente somigliante a quelli delle pompe petrolifere, dalla cui sommità scendono degli archetti che giungendo alla base, rendono l’idea di un cono, o dicono appunto di un albero di natale. Le particolarità dell’oggetto sono due, la prima è che il palo centrale ruota velocemente su se stesso facendo girare la struttura, la seconda è che sugli archetti sono installati dele luci stroboscopiche che cambiando colore e posizione forniscono un continuo movimento di luci. Pubblicizzato come grande installazione futurista, l’opera sembra inquadrarsi tra la luminaria di un lunapark e l’equalizzatore di un’autoradio giapponese e sarebbe stata poco moderna anche tra le scenografie del celeberrimo film Blade Runner, che pur futuristico, ormai ha qualche decennio sulle spalle. Qui inoltre non pedala nessuno e la macchinosità della pesante struttura fa intuire che i watt risparmiati in tre settimane dal cicloalberello possano bastare per un paio di ore di rotazioni cibernetiche. Se a questo aggiungiamo che l’imponente struttura preclude parte della visuale sulla Torre del Filarete, quella si piacevolmente e discretamente illuminata a festa, ci chiediamo perché, tre giorni dopo l’ufficiale conclusione delle feste, sia ancora li a girare.
Labels: settedue live